← Federico Brogno

Cartoline dalla Bolognina

Camminare per la Bolognina significa attraversare strati. Le vie raccontano senza alzare la voce: nelle fontane del dopolavoro ferroviario, nelle volte che ospitavano il mercato, nei parchi sorti dove c'erano le fabbriche. La storia non è andata via — si è sedimentata, stratificata su se stessa, visibile a chi sa dove guardare.

Operaia nelle radici, multietnica nell'anima, tenuta insieme da un forte senso di comunità.

Prevista nel 1889 come "incipiente Manchester", la Bolognina ha sempre disatteso le etichette cucitele addosso. Oggi è raccontata come la nuova Berlino: quartiere cool, terra di riqualificazione. Ed è anche zona rossa, sorvegliata speciale, bersaglio quotidiano di cronaca nera. L'uno non esclude l'altro, spesso a pochi metri di distanza. Un rione che non si lascia contenere in una sola narrazione.

Cartoline dalla Bolognina è una passeggiata tra gli strati di un quartiere popolare, vivo delle persone che lo abitano e delle storie ordinarie che scorrono al di là della cronaca. Tra i palazzi delle cooperative e i cantieri, le fabbriche abbandonate e i supercomputer, le nuove piazze e quelle che resistono. In certi angoli sembra che il tempo si sia fermato, in attesa di qualcosa che non è ancora arrivato o che è già passato senza che nessuno se ne accorgesse.

Negli scatti le persone non si vedono — si intuiscono. L'assenza della figura umana, o la sua presenza non riconoscibile, restituisce ai luoghi la testimonianza di una presenza silenziosa e costante, il peso di chi ci è passato e di chi ci passerà. Una presenza diffusa, che attraversa il tempo senza annunciarsi.

Cartoline dalla Bolognina
2024 — 2026
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